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martedì 8 dicembre 2020

Passato e presente

 Quello della Bicocca è un quartiere che suscita sentimenti contrastanti: lo si ama o lo si odia, ma raramente gli si rimane indifferenti. Inutile dire che io sono tra gli estimatori più accesi di questa grande opera di Vittorio Gregotti, recentemente scomparso. A molti la Bicocca sembra solo un agglomerato di parallelepipedi di calcestruzzo, con enormi spazi vuoti tutto intorno. A me, oltre all'indiscutibile valore architettonico di molti edifici, piace pensare che i vuoti erano una volta riempiti da catene di montaggio, binari, uomini intenti alla produzione di una ricchezza che oggi stiamo lentamente sperperando. Oggi, lì, si produce sapere, più impalpabile di treni e pneumatici, ma alla base della nostra società. E quei palazzi un po' tristi che guardano piazze deserte devono servirci come monito a non sprecare il nostro patrimonio intellettuale, come allora gettammo alle ortiche la nostra potenza industriale.

Milano, quartiere Bicocca, viale dell'Innovazione, viale Piero e Alberto Pirelli, sede Deutsche Bank

Gennaio 2017. Bianco e nero originale su pellicola.

sabato 5 dicembre 2020

Uomini in scatola

 Tra i pochi vantaggi di questo ponte di Sant'Ambrogio, piovoso e forzatamente domestico, c'è sicuramente quello di non dover usare l'automobile per ben quattro giorni. Ogni tanto mi fermo a riflettere su quanto tempo sia costretto a trascorrere chiuso nella mia scatola motorizzata e, se da un lato mi sento fortunato perché il percorso casa-lavoro è davvero breve (circa 13 chilometri, andando contro il traffico pendolare), dall'altro mi turba constatare che la guida è (o dovrebbe essere) un'attività incompatibile con qualsiasi altra, specialmente la lettura. Un'ora al giorno di auto per un intero anno lavorativo sono più o meno 240 ore, quindi dieci giorni di vita assolutamente dedicati al volante e non ai libri. Quanto era bello andare al lavoro in tram o viaggiare in treno per le trasferte! Molti dei libri che ho letto in tram o treno sono associati ai ricordi del paesaggio che scorreva fuori dal finestrino. Luoghi apparentemente distanti dal libro e da chi lo legge corroborano invece la parola scritta e la aiutano a fissarsi meglio nella mente. Così, ogni volta che passo davanti alla Rai di corso Sempione, non riesco a non pensare alla bella Micol Finzi-Contini, oppure, in via Ariosto, all'aneddoto del salumiere Abbiati di piazza del Tricolore, raccontato dal grande Giorgio Bocca ne Il Provinciale. Bocca, piemontese austero, si innamorò di Milano negli anni cinquanta e non la lasciò mai più. E noi, innamorati malinconici, guardiamo il cielo scuro e carico di pioggia, sperando di poter tornare presto a leggere su uno dei nostri bei tram di inizio Novecento.

Via Lazzaretto, incrocio con viale Tunisia, Milano

Novembre 2020. Viale Tunisia non è certo una strada famosa per il suo verde pubblico, ma a me piace tantissimo, per via delle sue splendide architetture razionaliste. In questa scena grigia di fine autunno, fa irruzione una bella auto colorata. Provvidenziale, direi: anche io guido una Panda e il giallo è il mio colore preferito. La fortuna del dilettante.

Primavere passate

 Nelle grandi città, l'altro è sempre stato visto con sospetto e un po' di fastidio: l'altro è quello che hai davanti per strada...