Visualizzazione post con etichetta Milano. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Milano. Mostra tutti i post

mercoledì 6 gennaio 2021

Epifania

 Le feste sono finite e siamo tutti un po' più tristi. Anche se la neve sui prati si è sciolta da un pezzo, ai bordi delle strade restano qua e là cumuli sporchi. Il sole latita e le temperature sono tutto sommato abbastanza miti, nonostante il periodo. Si ha la sensazione di vivere in una bolla, che potrebbe scoppiare da un momento all'altro... Si attende con ansia la primavera. 

Castello sforzesco

Dicembre 2008. Piazza d'armi del Castello Sforzesco e statua di San Giovanni Nepomuceno.

venerdì 1 gennaio 2021

Un nuovo inizio?

 Come sempre, il primo dell'anno è arrivato, insieme al suo carico di speranze e aspettative che, date le circostanze, sono davvero molto difficili da soddisfare. Sarà una primavera di rinascita? Usciremo finalmente dal tunnel? E Milano ce la farà a tornare the place to be, in questo tempo di viaggi negati, smart working  e south working? Ovviamente, nessuno ha le risposte, e la retorica di questi giorni non aiuta ad affrontare con serenità le sfide che attendono il Paese. Quindi, non resta che lavorare sodo e, per evitare cocenti delusioni, fare nostro un celebre adagio di queste parti: vula bass e schiva i sass!

Biblioteca Alberi Milano, Bosco Verticale

Giugno 2019. Anche se la primavera è ancora lontana, voglio iniziare l'anno fotografico con i colori dei fiori, soprattutto in una giornata uggiosa come questa. 

martedì 29 dicembre 2020

Paesaggi siberiani

 È stata una singolare esperienza, stamattina prima dell'alba, mettermi in viaggio verso il lavoro, per il consueto inventario di fine anno. Con le temperature glaciali della notte, la neve caduta il giorno prima si è  infatti trasformata in una spessa coltre di ghiaccio e i residui della pulizia delle strade, opportunamente lasciati davanti alle auto parcheggiate, hanno creato delle solide trincee ghiacciate: lascio immaginare come sia stato divertente uscire dal parcheggio, con il marciapiede a destra, a sinistra il muro di ghiaccio e davanti una pista di pattinaggio. Alla fine ce l'ho fatta, dopo aver rischiato di bruciare la frizione, il motore e tutto il resto, nonché di carambolare sulle altre auto in sosta. Per fortuna, il mio Pandino è una specie di mulo e sono arrivato sano e salvo al lavoro. Le strade principali, nonostante l'abbondanza della nevicata, sono state pulite e salate al punto giusto. Complessivamente, direi che la città ha affrontato abbastanza bene anche questa piccola emergenza nell'emergenza. 

Piazza Meda, Milano, Solare di Arnaldo Pomodoro

Dicembre 2010. Il Disco Solare di Arnaldo Pomodoro minaccia di rotolare sugli ignari passanti, in una piazza Meda gelata. 

domenica 27 dicembre 2020

È arrivata

 Attesa dai modelli meteo, la neve è arrivata puntuale. Nella notte si è formata una coltre di almeno otto centimetri, come non si vedeva da parecchi anni. Oggi, niente foto serie: la magia della neve è far tornare bambini anche quelli che hanno molte primavere sulle spalle. Buona magia a tutti!

La neve a Milano

Dicembre 2020. Questo annus horribilis ci ha fatto un piccolo dono, forse come tentativo estremo di captatio benevolentiae. 


sabato 26 dicembre 2020

Il deserto dei Tartari

 A pochi passi da Piazza della Repubblica, su viale Vittorio Veneto, sorge un imponente complesso residenziale degli anni trenta, noto come Casa della Fontana. Fa un po' sorridere, in questa Milano deserta e surreale, pensare che in quella casa abbia vissuto Dino Buzzati. Speriamo solo che l'attesa della nostra salvezza collettiva non si trasformi della difesa senza tempo di una Fortezza Bastiani. 

Casa della Fontana, viale Vittorio Veneto, Milano

Novembre 2020. Nel cortile della Casa, sorge la fontana eponima. Molti condomini milanesi, specialmente nei ricchi quartieri borghesi, custodiscono al loro interno bassorilievi o statue. Una città tutta da scoprire, la nostra bella Milano!

giovedì 24 dicembre 2020

Vigilia di non-Natale

 Piove. È giovedì. Sono a Milano. In questa vigilia di non-Natale, ho ritrovato un vecchio scatto del 23 dicembre 2008, realizzato in occasione di una visita a Milano durante i miei anni americani. Anche il 2008 fu un anno denso di accadimenti, sia sul piano personale che su quello storico, ma devo dire che le prospettive, allora, sembravano estremamente più rosee di quelle odierne (sono trascorsi dodici anni e, si sa, l'età porta saggezza e una certa dose di pessimismo). La Torre Velasca sbuca all'improvviso, imboccando via Pantano da via Festa del Perdono. Per una tragica coincidenza, la circostanza toponomastica si trasforma in una metafora dell'esistenza: siamo in un pantano (e che pantano!) e attendiamo un perdono collettivo che ci liberi da una condizione a dir poco opprimente (da cui, la Festa). Tornerò a parlare della Velasca, magari con qualche scatto più recente. Ora mi godo la pioggia e un po' di quiete domestica.   

Torre Velasca, studio BBPR, Milano

Dicembre 2008. La Torre Velasca è da alcuni considerata uno degli edifici più brutti del mondo: sui gusti non si discute, ma non sono per nulla d'accordo.


domenica 13 dicembre 2020

Strati di memoria

 Piazza della Repubblica è enorme: potrebbe tranquillamente ospitare un grande stadio o parecchie cattedrali delle dimensioni del Duomo; invece è vuota, caotica e poco accogliente. Nella sua parte meridionale sorgevano una volta le mura spagnole della città, le cui vestigia sono chiaramente visibili lungo viale Vittorio Veneto. Nella parte settentrionale, invece, era ubicata la vecchia Stazione Centrale, sostituita dal nuovo complesso monumentale nel 1931. Negli anni trenta, con la demolizione dei fabbricati ferroviari, l'area venne ribattezzata Piazza Fiume e divenne importante punto di raccordo tra gli assi viabilistici allora in corso di espansione. I confini della piazza furono delimitati da edifici residenziali imponenti e austeri, ma di grande fascino. L'assenza di attrazioni per il grande pubblico la rende oggi essenzialmente un gigantesco incrocio e un punto di interscambio tra metropolitana e passante ferroviario. Pochi si soffermano ad ammirare la bellezza degli edifici e le tracce lasciate dalla storia. La maggior parte dei passanti frettolosi non sa che ancora oggi esistono pali tranviari con i fori causati dalle schegge dei bombardamenti e che attorno ai binari dei tram, una volta, cresceva il grano...  Piazza della Repubblica è l'immagine stessa di Milano, il biglietto da visita per chi arriva dalla stazione, il paradigma di un'urbanistica che distrugge per ricostruire, che crea il futuro sulle basi di un grande passato: per questo, la amo. 

Case Bonaiti e Malugani di Piazza della Repubblica a Milano, opera di Giovanni Muzio

Novembre 2020. Case Boinaiti e Malugani, opera di Giovanni Muzio. L'appartamento dei miei sogni, a Milano, è lì.

martedì 8 dicembre 2020

Passato e presente

 Quello della Bicocca è un quartiere che suscita sentimenti contrastanti: lo si ama o lo si odia, ma raramente gli si rimane indifferenti. Inutile dire che io sono tra gli estimatori più accesi di questa grande opera di Vittorio Gregotti, recentemente scomparso. A molti la Bicocca sembra solo un agglomerato di parallelepipedi di calcestruzzo, con enormi spazi vuoti tutto intorno. A me, oltre all'indiscutibile valore architettonico di molti edifici, piace pensare che i vuoti erano una volta riempiti da catene di montaggio, binari, uomini intenti alla produzione di una ricchezza che oggi stiamo lentamente sperperando. Oggi, lì, si produce sapere, più impalpabile di treni e pneumatici, ma alla base della nostra società. E quei palazzi un po' tristi che guardano piazze deserte devono servirci come monito a non sprecare il nostro patrimonio intellettuale, come allora gettammo alle ortiche la nostra potenza industriale.

Milano, quartiere Bicocca, viale dell'Innovazione, viale Piero e Alberto Pirelli, sede Deutsche Bank

Gennaio 2017. Bianco e nero originale su pellicola.

sabato 5 dicembre 2020

Uomini in scatola

 Tra i pochi vantaggi di questo ponte di Sant'Ambrogio, piovoso e forzatamente domestico, c'è sicuramente quello di non dover usare l'automobile per ben quattro giorni. Ogni tanto mi fermo a riflettere su quanto tempo sia costretto a trascorrere chiuso nella mia scatola motorizzata e, se da un lato mi sento fortunato perché il percorso casa-lavoro è davvero breve (circa 13 chilometri, andando contro il traffico pendolare), dall'altro mi turba constatare che la guida è (o dovrebbe essere) un'attività incompatibile con qualsiasi altra, specialmente la lettura. Un'ora al giorno di auto per un intero anno lavorativo sono più o meno 240 ore, quindi dieci giorni di vita assolutamente dedicati al volante e non ai libri. Quanto era bello andare al lavoro in tram o viaggiare in treno per le trasferte! Molti dei libri che ho letto in tram o treno sono associati ai ricordi del paesaggio che scorreva fuori dal finestrino. Luoghi apparentemente distanti dal libro e da chi lo legge corroborano invece la parola scritta e la aiutano a fissarsi meglio nella mente. Così, ogni volta che passo davanti alla Rai di corso Sempione, non riesco a non pensare alla bella Micol Finzi-Contini, oppure, in via Ariosto, all'aneddoto del salumiere Abbiati di piazza del Tricolore, raccontato dal grande Giorgio Bocca ne Il Provinciale. Bocca, piemontese austero, si innamorò di Milano negli anni cinquanta e non la lasciò mai più. E noi, innamorati malinconici, guardiamo il cielo scuro e carico di pioggia, sperando di poter tornare presto a leggere su uno dei nostri bei tram di inizio Novecento.

Via Lazzaretto, incrocio con viale Tunisia, Milano

Novembre 2020. Viale Tunisia non è certo una strada famosa per il suo verde pubblico, ma a me piace tantissimo, per via delle sue splendide architetture razionaliste. In questa scena grigia di fine autunno, fa irruzione una bella auto colorata. Provvidenziale, direi: anche io guido una Panda e il giallo è il mio colore preferito. La fortuna del dilettante.

domenica 29 novembre 2020

Pieni e vuoti

 Vorrei scrivere qualcosa in più, ma oggi non mi sento ispirato. Sarà il cielo grigio di novembre o questo strano stato di semilibertà, ma non riesco a mettere bene a fuoco i miei pensieri. Sono uscito con la macchina fotografica e ho raccolto un po' di scatti per i prossimi post: nonostante tutto, una buona giornata.
  

Palazzo Lombardia

 Novembre 2020. Il vuoto e la monumentalità colossale della nuova Milano.

giovedì 26 novembre 2020

Thanksgiving

 Milano è una città internazionale, su questo non si discute; talmente internazionale da avere una minuscola succursale nel Nuovo Mondo. Inutile dire che le due città hanno in comune solo il nome e il fatto di essere sul pianeta Terra, ma la sensazione di trovarsi un po' a casa si prova comunque. Ai nostri concittadini d'Oltreoceano auguriamo quindi un caro "happy Thanksgiving!" 

Milano, Texas

Agosto 2011. La torrida estate texana fa da cornice al cartello che delimita i confini comunali di Milano, Texas, popolazione (all'epoca) 428 abitanti.

martedì 24 novembre 2020

Caduti

 Lì fuori c'è una guerra senza macerie, con un coprifuoco senza cecchini. Non ci sono allarmi né contraerea; il rifugio più sicuro è tra le mura domestiche. In mezzo a questi lutti silenziosi, allo sgomento e allo smarrimento che ne deriva, si scorge il profilo austero di un monumento: un monumento ai caduti di una guerra che ci vide vittoriosi; un monumento che ci ricorda l'ardimento degli eroi di trincea, ma anche la loro fragilità di uomini. L'architettura è memoria, un filo che riannoda passato e presente.


Giovanni Muzio, Monumento ai Caduti, Milano

Dicembre 2010. In una gelida giornata di inizio inverno (con un po' di neve caduta la sera precedente), è ritratto il Monumento ai Caduti, opera collettiva degli architetti più influenti degli anni venti del Novecento. Tra loro spicca la figura di Giovanni Muzio, autore di autentici capolavori, soprattutto qui a Milano. Tornerò su questo progettista, anche perché suo è uno dei miei edifici preferiti (forse il mio preferito in assoluto): la Casa Bonaiti e Malugani in piazza della Repubblica, gioiello del razionalismo italiano. Al centro del tempio, un bronzo del grande Adolfo Wildt, altro artista a me caro. C'è ancora molto da raccontare...

sabato 21 novembre 2020

Sospensione

 Milano, Milano mia, sospesa tra il torpore e la frenesia...

Bivio Mirabello Maggiolina

Bivio Mirabello, novembre 2020. Una Milano vissuta di nascosto, spiata dal buco della serratura.

venerdì 20 novembre 2020

Sentimento del Tempo

 Tempo e spazio sono dimensioni che sperimentiamo sin dalla nascita: tuttavia, se lo spazio può essere compreso e dominato, il tempo è spesso inafferrabile e subìto. Non a caso, siamo schiavi del tempo, ma raramente dello spazio; al contrario, lo spazio fisico è conquistato e plasmato dall’uomo, fino alle estreme conseguenze delle devastazioni ambientali e dei cambiamenti climatici. Il tempo è tiranno, come si usa dire, e a Milano sembra essere particolarmente spietato e feroce: qui corrono tutti, anche domenica e festivi. Confesso che su questo non mi sento in sintonia con i milanesi: per non dover rincorrere metrò, tram o onde verdi dei semafori, il segreto è uscire di casa in anticipo. La differenza tra me e il milanese di nascita, sul tema, è quindi ontologica: dopo un treno del metrò ne passa sempre un altro (a meno che non sia l’ultima corsa) e dopo un semaforo rosso c’è sempre un verde, quindi è inutile affannarsi (e, si badi, non ho mai perso un treno o un aereo in vita mia, né sono mai arrivato tardi al lavoro). Alla cinetica chimica ho sempre preferito la termodinamica, le cui equazioni fanno a meno del tempo. L’energia dell’universo è costante: da quando? Da sempre! L’eternità non ha né un prima né un dopo, bisogna rassegnarsi. La formulazione dell’equazione di Schrödinger che mi ha ossessionato nei miei anni adolescenziali è quella indipendente dal tempo, così come la teoria del funzionale di densità (la TDDFT non mi è mai sembrata particolarmente divertente). Quindi, cara Milano, sul tempo non ti seguo e vado per la mia strada.

Orologio Stazione Centrale di Milano

Stazione Centrale, luglio 2010. Guardiano di un ordine eterno, l’orologio segna inesorabile lo scorrere del tempo, malinconico e abbandonato com’è lì in alto, in un mondo che ha ormai perennemente lo sguardo rivolto verso il basso.

martedì 17 novembre 2020

Maestri

 Nelle foto urbane che amo scattare, la presenza umana non è sempre indispensabile: lo è sicuramente quando si vuole sottolineare il contrasto tra la dimensione brutale, fredda e spersonalizzante della metropoli e quella dell'uomo che cerca di ritagliarsi il proprio spazio nella moltitudine dei suoi simili, ma si può anche farne a meno. Esiste, infatti, un linguaggio fotografico che ha bisogno solo di elementi architettonici essenziali, prescindendo dalle persone, ed è quello che mi affascina di più: Maestro insuperabile di quest'arte è il compianto Gabriele Basilico, che da sempre ispira i miei modesti sforzi di fotografo amatoriale. Oggi voglio dedicare una foto al mio primo Maestro, quello vero, che compie gli anni: a lui devo l'avvicinamento al mondo della fotografia e al bianco e nero. Per lui ho scelto una foto "con presenza," che coniuga il mio stile con il suo. Auguri, Pizia! 

Collina dei ciliegi alla Bicocca

Periferia con presenza umana, gennaio 2017 (pellicola in bianco e nero)

lunedì 16 novembre 2020

Ago e filo

 La mia prima visita a Milano risale all'ormai lontanissimo giugno 2000. Non avevo ancora compiuto diciott'anni e la metropoli lombarda mi sembrò la città più bella che avessi mai visto (a parte Roma, delle grandi città europee avevo allora visitato solo Vienna e Parigi). Posso dire che il mio innamoramento per Milano risalga proprio a quella prima volta: solitario, la scoprii con l'unico ausilio della cartina geografica, delle gambe e del metrò (non ero mai stato da solo sui mezzi pubblici urbani in vita mia). Fu un'emozione fortissima, il cui ricordo custodisco gelosamente ancora oggi. Di tutte le cose nuove che vidi e che ammirai con stupore, mi colpì di più il Monumento Ago, Filo e nodo: la sua potenza cromatica e geometrica mi stregò al punto da diventare per me una delle immagini simbolo di Milano. In fondo, questo monumento riassume tutte le caratteristiche della città: è proteso verso l'alto, rappresenta il design, la moda e la mescolanza di colori che fanno di Milano il melting pot del nostro Paese.

Ago, filo e nodo, piazzale Cadorna, Milano

Una notte di fine agosto, in una città ancora deserta

domenica 15 novembre 2020

Si sta come d'autunno...

 Forse non è il momento migliore per aprire un blog: con tutti i guai epocali che attanagliano questo mondo, chi può essere interessato al pensiero di uno sconosciuto? Però... il blog può anche essere evasione da una realtà che al momento si ritiene insopportabile (e quella che viviamo lo è certamente), quindi scrivere assume una valenza liberatoria: ci voglio provare, consapevole del fatto che il progetto potrà naufragare presto, per via della tempesta che infuria lì fuori o semplicemente per mancanza di tempo e ispirazione. Vorrei che questo fosse un blog fotografico sulla città di Milano, la mia città di adozione. Pubblicherò una sola foto per post (regola inderogabile). Non so se sarò in grado di scrivere ogni giorno: comunque, si tratterà di brevi note descrittive o pensieri erratici. Attenderò con ansia eventuali commenti di visitatori, abituali o occasionali. Sarà anche un'opportunità per rimettermi a scrivere, come facevo una volta, e, soprattutto, per ritornarne a fotografare la mia città. Per il momento, sarò costretto ad attingere dal mio archivio di vecchie foto; quando sarà possibile allontanarsi da casa per motivi attualmente ritenuti futili, rimetterò mano alla macchina fotografica, troppo a lungo trascurata in favore del telefono. Lo scopo di questo progetto è parlare di Milano per immagini: sarà uno stilema abusato, ma per me è la prima volta. Sebbene coltivassi da molto tempo l'idea di creare un blog con testi e foto, la spinta decisiva è arrivata leggendo l'ultimo numero de L'Espresso, in cui il Maestro Berengo Gardin si racconta a Francesca Mannocchi. Uno dei passaggi più significativi dell'intervista al grande fotografo è il ricordo della lezione del suo amico Ugo Mulas: di una foto non si deve dire che sia bella, ma che sia buona; una buona foto parla, è la sintesi di un discorso che richiederebbe troppe parole e che invece è riassunto in modo mirabile dalla giustapposizione di forme e colori catturata dall'obiettivo. Si parva licet componere magnis, vorrei che le mie foto parlassero di Milano. Tra Istria e Marche, due fermate del metrò, non c'è solo casa mia, ma un universo di architetture, persone, oggetti: questo spazio ridotto è "la mia zona," ma è anche la proiezione di una realtà urbana più vasta e complessa. Inizio da qui: ci vediamo strada facendo. Grazie sin da subito a tutti quelli che mi terranno compagnia, lungo il viaggio.

 

Maggiolina, Autunno, Milano

 ...sugli alberi le foglie: i colori autunnali di Milano non sono solo il grigio del cielo e del cemento. Tra ottobre e novembre è un'esplosione di gialli, rossi, arancioni. Non c'è bisogno di andare nel New England per ammirare questo spettacolo della Natura.

Primavere passate

 Nelle grandi città, l'altro è sempre stato visto con sospetto e un po' di fastidio: l'altro è quello che hai davanti per strada...